Chi sono

Ho scelto di titolare il mio blog “Urli di colore” perché i miei dipinti hanno colori accesi, fortemente contrastanti. Sono come urli dell’anima; un misto di gioiosa espressione interiore e malinconia. È evidente a tal proposito il riferimento, in alcune opere , a Van Gogh, per il vigore e la violenza attraverso i quali esprime il suo malessere, e a Klimt per la ricerca decorativa. Ecco, nelle mie opere coesistono questi due elementi: il desiderio di realizzare cose esteticamente piacevoli e il bisogno incontrollato di esprimere un malessere intimo.



venerdì 26 febbraio 2010

Calendario del Liceo 2010

Per il settimo anno mi è stata affidata la realizzazione del Calendario del Liceo Classico "A. Rosmini" di Palma Campania. Di seguito il testo di Enzo Rega con le 14 tavole illustrate.


LA CONFUSIONE DEL CARNEVALE: DA BABILONIA A PALMA

Una festa del mondo cattolico.

A carnevale ogni scherzo vale”, dice un famoso adagio popolare. Questa espressione bene sintetizza lo spirito


che prevale in questa festa, che è quella dell’inversione dei ruoli: almeno una volta all’anno, le convenzioni sociali e le posizioni occupate in società si rovesciano. Il servo diventa padrone e il padrone diventa servo. Sebbene, come ci informano le enciclopedie, la festa sia soprattutto diffusa nel mondo cattolico, essa ha origini più antiche. Anzitutto, possiamo andare indietro fino ai Baccanali e ai Saturnali (dove propriamente compariva lo scambio dei ruoli) del mondo latino, ma sembra non ci si debba fermare lì. Esso sarebbe presente anche nel mondo orientale (pensiamo anche ai “Cherubs” che nell’antico Egitto si celebravano nell’equinozio d’autunno), e l’etimologia secondo qualche studioso non ricondurrebbe al “carnem levare”, cioè all’astinenza dal mangiare carne, tipico della Quaresima che comincia all’indomani del martedì grasso, con il quale termina il periodo carnevalesco.

Suggestioni orientali.

Secondo certe proposte interpretative, veramente minoritarie, ma non per questo meno interessanti, la parola “carnevale” verrebbe da “carro navale”. Il periodo del carnevale è caratterizzato, da un punto di vista cosmologico e astrologico, da una sorta di alterazione nel normale movimento degli astri, una sorta di infrazione del codice che regola il mondo celeste al quale si sarebbe fatto corrispondere, sin dall’antichità, una festa che rappresentasse, sulla terra, la stessa trasgressione: da qui l’inversione dei ruoli. E il movimento degli astri come sarebbe stato concretamente rappresentato in questa festa? Proprio con una sfilata di “carri navali” che si succedevano come gli astri nel cielo. E il carro navale, cioè il vascello, avrebbe proprio la forma, seppure collocato diversamente, della mezzaluna che troviamo ad esempio nella bandiera turca. Questo corteo di carri è quello che ritroviamo poi nei carnevali che meglio conosciamo: i carri mascherati di Viareggio ad esempio. E anche nella sfilata delle quadriglie palmesi il concetto è lo stesso. Ma ancora, seguendo questa “pista” medio-orientale, troviamo che in un'epigrafe, scritta attorno al 3000 a.C. a Babilonia, si fa menzione di una festa in cui l'ancella prendeva il posto della signora, lo schiavo incedeva con il rango del signore e il potente stava in basso come l'uomo comune. Ma un’altra suggestione dal mondo medio-orientale ci viene anche relativamente a un altro aspetto che caratterizza il carnevale, il mascheramento: “maschera” viene dalla parola araba “maskar” che indica il “trucco”. Non a caso abbiamo un altro termine “mascara”, che ben conoscono anche le donne occidentali. Il mascheramento,

a sua volta, è funzionale all’altro discorso: quello dell’inversione dei ruoli. Con la maschera si acquista, almeno per un giorno, un’identità diversa da quella che ci contraddistingue

nella vita normale. E anche qui ritorniamo a Palma Campania: le diverse quadriglie adottano ciascuna un mascheramento a tema, l’uno diverso dall’altro e l’uno in gara con l’altro in creatività e fantasia.

Goethe e il Carnevale romano del 1787.

Però forse non è giusto “banalizzare” l’allegria del carnevale, vedendo in esso solo la realizzazione di un semplice desiderio di divertirsi. A ben vedere, lo sgomento per l’infrazione delle (apparentemente) immutabili leggi celesti, a cui corrisponde l’effimero (semel in anno) ribaltamento dei rapporti sociali e degli schemi della vita quotidiana, dà al carnevale anche un retrogusto amaro. Come ben notava Johann Wolfgang Goethe che, nel suo “Viaggio in Italia”, così annotava il 21 febbraio 1787, giorno di mercoledì delle ceneri: “Finalmente le pazzie carnevalesche sono terminate. Anche gli innumerevoli moccoli di ieri sera erano uno spettacolo da matti.

Bisogna averlo visto, il carnevale romano, per perdere del tutto la voglia di rivederlo. Descrivere questa baldoria è fatica sprecata; ma a discorrerne a voce potrebbe anche divertire. Intanto è spiacevole aver la sensazione che a tutta questa gente la gioia vera sia estranea e che le manchi il denaro per dar la stura a quel po’ di divertimento, che ancora potrebbe procurarsi. I gran signori vivono economicamente e si tengono indietro, la borghesia è povera, il popolo indolente. In questi ultimi giorni c’è stato un baccano inverosimile, ma di letizia sincera nemmeno l’idea. Il cielo, inesprimibilmente bello e sereno, guardava queste stravaganze sempre pieno di nobiltà e di purezza. Non essendo possibile riprodurre simili scene, vi mando, per fare stare allegri i ragazzi, alcune maschere carnevalesche e alcuni caratteristici costumi romaneschi disegnati ed alluminati” (tr. it. di Eugenio Zaniboni).

Il Carnevale Palmese. Le origini.

Tra i carnevali più importanti della Campania, il carnevale palmese risale almeno, per le forme attuali, all’inizio del novecento, anche se, preso da lontano, deriva dal carnevale napoletano del seicento che, al tempo, prima di dilagare negli altri quartieri della capitale partenopea, si teneva nel quartiere del Carmine. In qualche manifestazione del carnevale napoletano si trovano infatti degli elementi confluiti in quello palmese, dandogli il suo carattere specifico. Nel carnevale napoletano si realizzava la “Sfilata del capitano spagnolo”, una maschera popolare accompagnata da un corteo di pulcinella non mascherati che agitavano tamburelli i quali, a un cero punto, si disponevano in cerchio intorno al capitano che tra gli applausi si esibiva in una frenetica tarantella: ecco lo schema delle nostre quadriglie.

La sfilata delle Quadriglie.

Le Quadriglie sono proprio l’elemento caratteristico che distingue quello palmese da altri carnevali campani o di altre terre. Come in altre feste, finita una manifestazione, si

comincia già a pensare a quella successiva. Così, a Palma, finita l’esibizione di una Quadriglia, il gruppo che l’ha costituita comincia a pensare a quella dell’anno successivo. Ma cos’è la “quadriglia”? La parola potrebbe risalire dallo spagnolo “cuadrilla” che indica la disposizione a quattro per ogni fila, o dal francese “quadrille” che indica una danza transalpina nata nel settecento: ma siccome nel carnevale napoletano, da cui discende il nostro, esistevano gruppi di quattro maschere chiamate per l’appunto quadriglie, l’ipotesi etimologica spagnola è la più probabile. La prima quadriglia sembra essere stata guidata dal maestro Biagio ’o seggiaro, e nel tempo si sono succeduti molti maestri celebri, dotati di particolari capacità istrioniche e strettamente imparentati al “pazzariello” napoletano, che sono stati (e sono) l’anima del proprio gruppo. Oggi le quadriglie possono arrivare a contare fino a duecento persone. Esse dispongono di una banda professionale che arriva a quindici elementi i cui strumenti a fiato (clarinetti, tromboni, sassofoni ecc.) fungono da guida; c’è poi la “piccola banda” dove trionfano gli strumenti a percussione come la grancassa, il tamburo, piatti e cimbali, a cui spetta il difficile compito di dare l’attacco alle canzoni e di portare il tempo. Tutta un’altra serie di strumenti di legno della tradizione (tammurelle, triccaballacche, putipù, scetavaiasse) vengono suonati dagli altri componenti della quadriglia anche se non sono provetti musicisti. Ma per giorni e giorni, con entusiasmo e dedizione che diventa quasi esclusiva, si provano i pezzi che faranno parte del Canzoniere (costituito da canzoni celebri di oggi o anche di ieri) eseguito poi nell’esibizione pubblica. Caratteristica della Quadriglia è poi il mascheramento legato a un tema che viene cambiato anno per anno: e anche questo sviluppa creatività e fantasia, perché bisogna escogitare sempre qualcosa di nuovo. Una volta i costumi erano fatti in casa, ora ci si affida a sartorie esperte. Manifesto della Quadriglia è la cosiddetta “canzone d’occasione”,

scritta ex-novo e musicalmente perlopiù adattata al motivo di una canzone esistente, nella quale

si esprime il motivo del mascheramento e alla quale si

affida eventualmente un messaggio. Declinata nel corso del tempo, la “canzone d’occasione” ha trovato un suo rilancio ormai da diversi anni grazie ad un Progetto del Liceo “Rosmini” di

Palma che bandisce un concorso per la migliore composizione relativa.

Il Carnevale Palmese tra passato, presente e futuro.

Senz’altro encomiabile è il fatto che nonostante le veloci trasformazioni, la tradizione del Carnevale rimanga forte nel paese e sia sentita anche dai giovani, come se questa passione si trasmetta con il patrimonio genetico stesso. La sua perpetuazione però richiede ovviamente anche anno per anno ritocchi o innovazioni. L’importante è che non si snaturi ma, rispetto all’invasione della globalizzazione omologante conservi, la sua specificità. Nella sfida dei tempi è importante che si sappia “globalizzare” (cioè allargare ed esportare) le proprie specificità in una “globalizzazione del particolate” contrapposta a una passiva accettazione locale dei modelli consumistici altrove dominanti.

Testo di Enzo Rega

Riferimenti: Biagio Peluso, “Il Carnevale Palmese”, Tip. Domenico Della Corte, 1986; Floriana Nappi,

“Le quadriglie. Storia e tradizioni del carnevale di Palma Campania”, Pubbliluca s.a.s, 1999; www.carnevalepalmese.eu; “Il Custode della Memoria – Canzoni d’Occasione 2000” a cura della Prof.ssa Concetta Peluso, febbraio 2006. La ripresa della “canzone d’occasione” si deve al Progetto “Non solo coriandoli” del liceo “Rosmini” e all’attività infaticabile delle docenti Concetta e Maria Teresa Peluso.

Sono stati tenuti ancora presenti: Johann Wolfgang Goethe, “Viaggio in Italia”, “Bur” Rizzoli, 1991 e Florens Christian Rang, “Psicologia storica del carnevale”, Bollati Boringhieri, 2008 (quest’ultimo per le suggestioni orientali).

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