Chi sono

Ho scelto di titolare il mio blog “Urli di colore” perché i miei dipinti hanno colori accesi, fortemente contrastanti. Sono come urli dell’anima; un misto di gioiosa espressione interiore e malinconia. È evidente a tal proposito il riferimento, in alcune opere , a Van Gogh, per il vigore e la violenza attraverso i quali esprime il suo malessere, e a Klimt per la ricerca decorativa. Ecco, nelle mie opere coesistono questi due elementi: il desiderio di realizzare cose esteticamente piacevoli e il bisogno incontrollato di esprimere un malessere intimo.



sabato 22 dicembre 2007

Ulisse,Un viaggio senza fine




Anche quest’anno sono stato invitato ad illustrare il Calendario del Liceo Classico Statale “A. Rosmini”. Ritorna quindi il consueto appuntamento, oramai alla quinta edizione, incentrato sul poema omerico con il commento di Enzo Rega che pubblico nel prossimo post.

La Strage






Antinoo è il primo dei Proci che il dardo amaro d’Ulisse colpisce, alla gola lo trafigge, e la coppa d’oro da cui si sta accingendo a bere vino gli cade dalle mani; col piede colpisce il tavolo e pane e carne cadono in terra insozzandosi. Ma tutti sono ormai giunti al confine di morte. Il figlio Telemaco e Eumeo il porcaro e Filezio il guardiano di buoi combattono al fianco di Ulisse e ben presto il pavimento fuma del sangue versato da Pretendenti. Ma viene risparmiato l’araldo Medonte che sempre s’era preso cura del figlio Telemaco da quando era piccolo e viene premiato così perché, gli dice Ulisse, “agire bene è meglio che fare del male”. Ma continua la strage e alla fine Ulisse rimane solo, in mezzo ai cadaveri, sporco di sangue come un leone dopo che ha divorato un bue selvatico: così lo trova la nutrice che sta per esultare; e lui la ferma perché è da empi esultare su uomini uccisi. Ma pulita con acqua la sala, le donne di casa indegne vengono impiccate, e poi tutto con fuoco e zolfo purifica Ulisse. Ma quando vanno da lui le donne rimaste fedeli al pianto si abbandona l’uomo che alla perdizione aveva destinato con perfida astuzia la città di Troia nella follia della guerra.


Enzo Rega

Penelope








La moglie riconosce il marito solo quando questi le parla del letto da lui ricavato dal tronco di ulivo le cui radici erano rimaste confitte nel terreno. Le radici erano lì ma l’uomo era andato in giro per il mondo e vent’anni era stato via e, dopo l’amore, tutto racconta alla donna: la vittoria sui Ciconi, i mangiatori di Loto, il Ciclope, Eolo, i Lestrigoni, di Circe narra, e dell’Ade, delle Sirene, di Cariddi e Scilla, dell’uccisione delle vacche del Sole, e di Calipso, dei Feaci, e qui il sonno lo vince. Ma, una volta ristabilito il suo potere a Itaca, terra delle sue radici, parte di nuovo l’uomo Ulisse, come aveva predetto Tiresia, e se sì, per dove? Parte per ritornare? Circolare il suo percorso o infinitamente rettilinea la strada?

Enzo Rega

Le Sirene e Scilla




Lasciata per la seconda volta Circe col vento propizio da lei suscitato, la nave incontra bonaccia davanti all’isola delle Sirene, e così come gli era stato detto, Ulisse mette cera nelle orecchie dei compagni perché il canto ammaliatrice non sentano e se stesso fa legare all’albero della nave. Supplica di essere sciolto quando ode le voci, ma i rematori curvi sui remi portano via la nave, lontano da quelle lusinghe suadenti che perderebbero chi le ascolta. Talvolta il pericolo si ammanta di bell’aspetto e tenta gli uomini, talaltra si presenta con tutto il suo aspetto terribile. Ed ecco infatti dall’altro lato dello stretto del mare mugghiante (la divina Cariddi sta inghiottendo il mare e lo rigetta e non bisogna trovarsi dal suo lato mentre inghiotte), ecco Scilla mostruosa, con dodici piedi informi e sei colli lunghissimi e teste orrende e latrando le teste spinge fuori dall’antro nel quale vive e afferra sei uomini di Ulisse. E così che il Male può essere brutto a apparire pur bello. Quale è peggiore per gli esseri umani?


Enzo Rega

L'Ade




Appena Ulisse ha fatto il sacrificio, le anime dei trapassati come livide ombre cominciano a riunirsi intorno alla fossa che raccoglie il sangue delle bestie immolate. E prime si avvicinano quella del compagno morto in casa di Circe e quella della madre. Ecco poi con lo scettro d’oro in mano, Tiresia, l’atteso. Bevuto il sangue sacrificale, inizia a parlare e predice quanto avverrà: il ritorno a casa fra altre tribolazioni sfuggendo al mare dai riflessi violacei, la casa invasa dai Pretendenti, la strage. Ma dopo queste cose Ulisse dovrà partire e andare presso popoli che non conoscono la civiltà, perché le prove e i compiti degli uomini non finiscono mai e mai si conclude il viaggio umano, anche se Ulisse conoscerà – è Tiresia a sentenziare – una vecchiaia serena in mezzo a un popolo felice. E, bevuto il sangue, parla anche la madre, morta di dolore per la lontananza del figlio. E il figlio invano tenta di abbracciare l’ombra inconsistente della madre, e le braccia vuote si richiudono sul petto. E poi Ulisse incontro l’anima della bella Epicasta, madre di Edipo, e di Leda, madre di Castore e Polluce. E poi Arianna la bella, e tante altre donne, spose e figlie di uomini illustri. L’uomo, che tutto vuole conoscere, è come se, nel viaggio nell’al di là, volesse trovare, incontrando tante donne, oltre i limiti terreni, l’origine materna stessa del tutto, ciò che dà la vita che l’uomo, il maschio, toglie. Il viaggio verso la morte è allora in cerca della vita.

Enzo Rega

Circe




Anche Circe, la dea dai bei capelli, nella casa di pietra nell’isola di Eea, tesse la sua tela, cantando con voce chiara, quando arrivano in avanscoperta gli uomini di Ulisse, che lei tramuta subito in porci, dando loro vino e formaggio mescolato con filtri magici, ai quali scampa solo Ulisse per aiuto di Hermes, e con la dea giace dopo che le ninfe dei boschi, delle fonti, dei sacri fiumi hanno preparato l’alcova, e ottiene che i suoi soldati ritornino uomini. Ma un anno intero deve passare con lei perché l’incantesimo sia rotto e possa essere ripreso il viaggio, ma non ancora per la patria. Gli uomini, costretti a riconoscere la propria parte animale, prima di riconquistare la propria identità, stravolta dalla guerra che bestie li ha resi senza bisogno dell’incantesimo di Circe, dovranno sfidare le ombre dell’altro mondo con la discesa in un altro abisso, dopo quello della propria ferinità.

Enzo Rega

Polifemo




I Ciclopi vivono in cave spelonche su alti monti. Sotto la pioggia di Zeus, fioriscono grano, orzo e viti. Essi superbi e senza legge non piantano e non arano perché tutto cresce spontaneo. Su un’isola piatta e selvosa, dove vivono in gran numero capre selvatiche, di fronte alla terra dei Ciclopi, arriva Ulisse che, sfamatosi con i suoi uomini, vuole andare oltre e vedere chi popoli quelle terre. Anche qui egli dove sfidare forze più grandi di lui e come Davide con Golia vince l’intelligenza e con un palo appuntito trafigge nell’unico occhio il gigante e con i compagni superstiti fugge nascondendosi sotto ilo ventre dei montoni che escono dalla grotta. Nessuno è il suo nome perché lì è solo l’uomo con la sua mente e l’abilità delle sue mani.

Enzo Rega

I Lotofagi




Veloce e fugace il contatto con i mangiatori di loto, per fortuna degli uomini di Ulisse. Bene li accolgono i lotofagi che offrono loro di quei fiori dal frutto rosso e carnoso che essi mangiano. E chi ne mangia la propria patria dimentica, e gli impegni di uomo e ogni altro piacere che sia diverso da quello che divora le loro menti e rende vuoto lo sguardo. E gli uomini di Ulisse ne mangiano e non vogliono fare più ritorno e a forza il loro capo deve trascinarli sulle concave navi legandoli sotto coperta. E gli altri invita veloci a imbarcarsi perché non mangino a loro volta quel dolce frutto e dimentichino il ritorno. Per gli uomini di Ulisse quella non è dunque una strada senza ritorno, come per molti altri che su quell’isola restano immergendo voraci e dimentichi le dita nel piatto per cibarsi della farina bianca e di sogni falsi.


Enzo Rega

Nausicaa




Scampato al mare colore del vino e alla ninfa Calipso che voleva renderlo immortale, e risparmiargli le pene che avrebbe provato una volta di nuovo in patria, l’uomo Ulisse si imbatte nella bellezza terrena di Nausicaa, che pure scambia per una dea. Ma come divinità pacifiche vivono i Feaci nella loro isola da tutto e da tutti lontana nel mezzo del mare tempestoso che però affrontano sulle loro sicure e veloci navi alla cui costruzione attendono, più che a quella delle armi. Mentre le donne sono abili a tessere tele. E vicino alla reggia di Acinoo, re non guerriero, sorge un grande giardino, con grandi alberi e rigogliosi alberi da frutto che tutto l’anno fioriscono e danno pere, mele fichi e poi ulive e melagrane e uva. Un frutto si succede all’altro dall’estate all’inverno. E, nel giardino, due corsi d’acqua, uno che tutto l’attraversa e l’altro, presso la soglia dell’atrio, a cui tutti i cittadini attingono. Qui, il soldato di Ilio, potrebbe, contemplando la bellezza della giovane Nausicaa innamorata, riposare e per sempre, se gli dei, o gli uomini piuttosto, lo concedono, dimenticare la guerra. Almeno nella sospensione magica di quel giorno su quella spiaggia mentre le fanciulle lavano i panni.

Enzo Rega

venerdì 7 dicembre 2007

Personale di pittura


Dall'8 Dicembre 2007
il Cabala Book Bar di Nola ospiterà la personale di pittura di Mario Errico
Solitudini
Nola (Na) via Fonseca 64